Lavoro da casa serio: un po' di chiarezza

Al giorno d'oggi si parla tanto di lavoro da casa - spesso anche a sproposito, come tanto ci piace fare nel nostro Paese... Si dibatte delle possibilità di lavoro flessibile, di produttività, si discutono vantaggi e svantaggi (lo abbiamo fatto anche noi), e certo non fa male, ma spesso si perdono di vista gli aspetti fondamentali. Quando si parla di lavoro da casa, cioè, si trascura troppo spesso il fatto che in Italia il lavoro da casa non c'è. Si parla tanto di qualcosa che fondamentalmente non esiste.

Mi spiego meglio. In vari paesi del mondo, si sono diffusi o sono stati tentati varie soluzioni che permettono di evitare il classico schema di lavoro d'ufficio (quello che gli anglosassoni chiamano 9 to 5). Classico neanche tanto poi, perché è in realtà un'invenzione piuttosto recente. Le idee che sono state sperimentate rientrano più o meno tutte in due grandi categorie: il telelavoro e il lavoro autonomo dei freelance.

Si parla di telelavoro quando, nel contesto di un rapporto di lavoro dipendente, la prestazione lavorativa viene effettuata fuori dal posto di lavoro, tipicamente a casa propria per mezzo di sistemi collegati in rete.

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Il freelancing invece è, nei fatti, una forma di lavoro autonomo: il freelance è un professionista che offre i propri servizi ad aziende o clienti privati. Il termine è diventato di moda e si usa in particolare per riferirsi ai "nuovi professionisti" le cui attività si sono sviluppate in seguito alla diffusione delle nuove tecnologie: programmatori, sistemisti, grafici, designer, assistenti virtuali, copywriter, webmaster, specialsti di SEO e chi più ne ha più ne metta.

Naturalmente si tratta di due ipotesi ben diverse, su cui c'è ancora molto da dire (lo faremo presto...), ma basta aver chiara la differenza per poter chiarire cosa il lavoro da casa sia o meno.

Quello che il lavoro da casa non è

1.  Non è semplice da raggiungere

In caso di telelavoro è chiaro che il datore di lavoro non ha modo di controllare l'effettivo lavoro come potrebbe se il lavoratore ce l'avesse in ufficio. È vero che il controllo sui risultati resta invariato, ma è altrattanto vero che occorre una fiducia ulteriore per l'instaurazione di questo tipo di rapporto. Non è che gli imprenditori o i direttori di uffici pubblici stiano proprio sempre in fremente attesa di prendere il primo che passa e pagarlo perché lavori da casa.

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Per la maggior parte poi, come è ovvio, un lavoro richiede una specifica formazione, e non è raro il caso in cui il periodo di formazione è anche un periodo di prova, in cui il dipendente riceve uno stipendio minore (o non ne riceve affatto). Per tutti questi motivi, il telelavoro difficilmente nasce telelavoro, ma lo diventa, e di solito per decisione manageriale più che per sollecitazione del lavoratore. Quindi inizia subito a toglierti dalla testa l'idea che un'azienda seria sia in cerca di personale da adibire immediatamente al lavoro a domicilio.

2. Non è leggero

Chi pensa che lavorare da casa significhi lavorare meno si sbaglia. Certo, spesso si può decidere in quali orari lavorare e anche farlo in pigiama dal proprio divano (per quanto non sia consigliabile dal punto di vista della salute!), ma in realtà chi lavora da casa deve in principio lavorare di più. Questa è la regola per i freelance, che devono in pratica sobbarcarsi tutti i compiti amministrativi e organizzativi di una piccola impresa, tutti quelli che di solito sono gestiti dal datore di lavoro.

Nel caso del telelavoro, soprattutto a causa della difficoltà di trovare il giusto equilibrio tra la vita personale e quella lavorativa, è facile finire per lavorare molto più di quanto non si farebbe in ufficio, e non necessariamente con un aumento proporzionale della produttività.

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Lavorare meno, guadagnando anche meno, per dedicare più tempo a se stessi viene chiamato al giorno d'oggi downshift (inglese ormai d'obbligo un po' dovunque), ed in Italia è più che altro una prerogativa dei lavoratori dipendenti e dei freelance di successo. In un contesto normale, potrebbe assomigliare a quello che fa Kevin Spacey in American Beauty: mantenersi con un lavoro part time ridimensionando le tante velleità a cui la società di oggi ci abitua.

Peccato che l'Italia non sia un contesto normale, e spesso e volentieri il lavoro part time non è part time che di nome, o è pagato talmente poco da dover essere necessariamente abbinato ad altri lavori part time. ma questa è un'altra storia.

3. Non è più facile da trovare

Il fatto che in rete e sui giornali ci siano tantissimi annunci con offerte di lavoro a domicilio - e altrettante richieste nei forum e sui portali più vari - non vuol dire che il lavoro da casa si trovi più facilmente, anzi.

Chi mette gli annunci con intenzioni truffaldine sa benissimo che c'è una forte domanda di lavoro a domicilio, perché chi è in cerca di lavoro a sua volta pensa che le aziende preferiscano assumere lavoratori a domicilio piuttosto che "in loco".

In realtà, come abbiamo già visto, solitamente è necessario prima entrare in un azienda per poter chiedere di passare al telelavoro: non fosse che per questo, lavorare da casa è ancora più difficile che trovare un lavoro qualunque.

4. Non è meno qualificato

Chi lavora da casa per concessione del proprio datore di lavoro ha chiaramente su di sé l'onere di dimostrare che sia stato un buon affare per entrambi. Nel caso dei freelance, occorre letteralmente vendersi in continuazione ai propri datori di lavoro, i clienti. Per questo, per lavorare da casa è indispensabile dimostrare di essere qualificati e restare sempre aggiornati.

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È più o meno come se chi lavora da casa dovesse farsi assumere più volte al mese! Ciò non avviene nel caso di lavoro dipendente, in quanto chiaramente datori di lavoro e supervisori vari verificano che il dipendente sia produttivo, ma certo non altrettanto spesso né con l'attenzione riservata a telelavoratori e freelance.

5. Non è un modo per diventare milionari

Lavorando da casa non è facile metter su guadagni eclatanti. Chiaramente ci riferiamo lavoro da freelance, perché la figura del telelavoratore da questo punto di vista è in tutto e per tutto assimilabile a quella del lavoratore subordinato "classico".

Il punto più critico per un freelance riguarda il pagamento da parte dei clienti. Mentre il lavoratore dipendente viene retribuito a prescindere dalle vendite che l'azienda realizza (probabilmente sarà pagato di meno se è un venditore a provvigione, ma questa è ancora un'altra storia), per il freelance semplicemente non si mangia se il cliente non paga. E in Italia ovviamente da questo punto di vista non siamo da meno a nessuno.

Una volta che il cliente ha pagato, i problemi non sono finiti: è la volta del complicatissimo sistema fiscale italiano, che non solo appunto è contorto e pieno di distinguo e norme di cui a volte è difficile capire la ratio (ne parleremo presto in un articolo apposito), ma a volte "sembra" pensato appositamente per spremere quanto più possibile i guadagni dei piccoli lavoratori.

Un esempio su tutti, i parametri di contribuzione del tutto scollegati dall'effettiva realtà dei fatti: per artigiani e commercianti l'INPS prevede di regola dei minimali (cioè contributi minimi da versare in ogni caso) nell'ordine dei tremila euro, calcolati su un imponibile nell'ordine dei quindicimila, a prescindere dal fatto che questo reddito sia raggiunto o meno. Quasi come se lo Stato desse per scontato che qualsiasi artigiano guadagna molto di più ed evade sistematicamente il fisco... (e non esistono più le mezze stagioni, e altre banalità varie)

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6. Non è sempre sinonimo di produttività

Abbiamo accennato al fatto che in alcuni paesi sono state "sperimentate" forme di lavoro da casa. In particolare, in Germania il telelavoro è stato introdotto su vasta scala negli ultimi anni, solo per essere ritirato a tempi di record. Pare infatti che ai manager tedeschi il lavoro da casa non appaia come quel miracolo di libertà e flessibilità lavorativa che avrebbe moltiplicato la produttività dei lavoratori. In effetti le statistiche (ad esempio il rapporto di Manageritalia del 2011 sul telelavoro) riportano una migliore produttività in Italia, magari se il telelavoro fosse adoperato di più.

Per quanto riguarda i freelance, la necessità di occuparsi di tutti gli aspetti della conduzione di un'azienda - contattare clienti, tenere il bilancio, provvedere alle necessità di materiale, ... - impedisce al professionista di concentrarsi unicamente sulla propria attività principale, rendendolo di fatto meno produttivo.

7. Non è qualcosa che si può improvvisare

Questo è il vero punto focale della questione. Mentre in altri paesi, dove le possibilità lavorative sono in fin dei conti migliori che in Italia, lavorare da casa o come freelance dipende essenzialmente da una scelta del singolo, da noi spesso e volentieri si cerca il lavoro a domicilio semplicemente perché non si trova quello normale. Ma mentre può trattarsi di una strategia vincente per chi abbia la predisposizione, la passione e il talento per lavorare come professionista, può essere una pessima idea per chi sarebbe invece più portato per il lavoro subordinato. Non si inizia dalla sera alla mattina, e senza la convinzione che viene da una scelta consapevole non si va da nessuna parte.

Quello che il lavoro da casa è

1. Una possibilità per esprimersi

Molto, troppo spesso questo punto viene dimenticato del tutto, mentre è forse il più importante. Soprattutto nel caso dei freelance moderni, scegliere (correttamente) da sé la propria professione permette di dedicarsi a tempo pieno alle proprie passioni. Ciò vuol dire allo stesso tempo migliorarsi in continuazione: la pratica continua aiuta a sviluppare un profilo professionale ancora più attraente per i committenti, in un circolo virtuoso.

Naturalmente non tutti riescono a trasformare i propri interessi in una professione, in quanto ciò richiede saper anche andare incontro alle richieste del mercato - cioè offrire servizi che effettivamente servano a qualcuno. Tuttavia, ca con la giusta motivazione e una buona dose di studio, soprattutto considerando le magre (per non dire di peggio) alternative offerte dal mondo del lavoro dipendente, può essere il caso di provarci.

2. Una possibilità per prendere il controllo della propria vita

Fare un lavoro che piace permette naturalmente di vivere meglio. E questo non soltanto per il piacere di poter impiegare il tempo diventando migliori in ciò che piace fare. A rendere migliore la vita è anche la consapevolezza di stare lavorando unicamente per se stessi, anziché adattarsi o costringersi a fare un lavoro che non piace solo per lo stipendio, arricchendo altri e realizzando i loro progetti - sostanzialmente vendendo fortemente sottoprezzo il proprio tempo, che è in fondo quanto di più prezioso si possiede.

Senza trascurare la possibilità, soprattutto una volta che l'attività è avviata, di disporre da sé dei propri orari. Naturalmente la quantità di lavoro non è sempre una variabile che si può controllare, ma volendo si può essere liberi durante la giornata se si preferisce usarla ad esempio per i contatti sociali e lavorare la sera.

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3. Una possibilità per guadagnare molto di più

Abbiamo appena chiarito come non sia facile per un freelance, soprattutto a causa del sistema fiscale e dei cattivi pagatori, mettere da parte moltissimo. Tuttavia, mentre un lavoratore subordinato (anche in regime di telelavoro) prende lo stesso stipendio a prescindere dalla quantità (e soprattutto qualità) effettiva del suo lavoro, il lavoro autonomo permette a chi è particolarmente bravo di guadagnare molto più di quanto potrebbe ottenere alle dipendenze di un'azienda.

Sopportando personalmente il rischio di impresa, se l'attività va bene, tutto il maggiore guadagno va direttamente al professionista stesso, piuttosto che nelle tasche dei datori di lavoro. Ciò costituisce uno stimolo non indifferente per mantenere alte produttività e qualità del lavoro.

In definitiva, prima di mettersi alla ricerca di una qualunque forma di telelavoro o di lavoro da casa, è bene farsi un attento esame di coscienza e capire quali sono le proprie motivazioni. Una carriera come freelance richiede una quantità di impegno e dedizione non da tutti, oltre naturalmente a professionalità e abilità di alto livello in un campo richiesto dal mercato. In considerazione di tutto ciò, se il proprio desiderio è semplicemente di trovare un lavoro qualunque, e soprattutto se si è per natura delle persone tranquille, è meglio pensarci più di un paio di volte prima di buttarsi nel mondo del freelancing.