Trovare lavoro: i 5 lavori che gli italiani non vogliono fare

Tutti conosciamo la situazione della disoccupazione in Italia, in tutte le categorie. Anche senza addentrarsi nei numeri, è chiaro che qualcosa non va. Trovare lavoro è sempre più difficile, e l'esplosione delle figure contrattuali più fantasiose e svantaggiose per il lavoratore aggiunge insicurezza e sfiducia per il futuro.

La competizione dei prodotti stranieri a basso costo e la delocalizzazione della produzione all'estero rendono più difficile tanto per le aziende che per i lavoratori competere nel mercato, e spesso anche guadagnare quanto basta per tirare avanti in maniera dignitosa.

Esistono tuttavia attività che non possono essere delocalizzate. A cominciare da tutta la gamma dei servizi - ristorazione, vendita, oltre ai servizi di manutenzione domestica come quelli di idraulico ed elettricista. - fino ad arrivare alle attività artigiane, alcuni settori dovrebbero essere più al sicuro dalla competizione.

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Cosa dicono i rapporti?

Negli ultimi anni, diversi report di camere commercio, confindustria, confartigianato si sono succeduti nel presentare una situazione apparentemente opposta per il mercato del lavoro. Secondo questi rapporti, uno dei problemi fondamentali sarebbe la distanza tra l'offerta formativa scolastica e universitaria e le richieste del mercato del lavoro. E fin qui niente di strano.

A fronte di un gran numero di laureati, che le aziende non riescono ad assorbire, secondo i rapporti alcuni mestieri tradizionali più manuali, i cosiddetti posti in piedi, resterebbero spopolati. Ha fatto scalpore (sulla rete) la vicenda del rapporto Excelsior-Unioncamere del 2010 che denunciava quasi 150.000 posti di lavoro che non si riusciva a coprire.

I mestieri rifiutati secondo il rapporto

  1. Nella gastronomia, sarebbero mancati il 39% dei panettieri (su 1040 posti liberi) e il 29% dei pasticcieri e gelatai (su 1750).
  2. Sarto - mancava il 22% dei 1960 richiesti.
  3. Installatore di infissi - sarebbe mancato addirittura l'83% dei 1500 installatori per aziende.
  4. Estetista - sebbene sembri decisamente paradossale in alcune regioni, il rapporto indicava non coperto il 21% dei posti.
  5. Falegnami specializzati - irreperibili il 19% di quelli richiesti.

Gli orari scomodi e la necessità di esperienza sarebbero tra i fattori che renderebbero questi mestieri "indesiderabili" a degli italiani ormai troppo attaccati all'ideale del lavoro da scrivania. E tante aziende resterebbero a corto di manodopera.

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Ma è proprio così?

Questi naturalmente sono i rilievi delle camere di commercio, ma sarà proprio così? Sembra una situazione paradossale, ed in effetti qualunque contatto con la realtà permette di verificare che di artigiani anche ben qualificati e con anni di esperienza che sono rimasti disoccupati ce ne sono e come.

Sapendo quali strane forme di lavoro "flessibile" vengono troppo spesso proposte, e restando in tema di delocalizzazione e concorrezza dei paesi dell'est, ci si potrebbe chiedere se l'impossibilità di coprire le posizioni vacanti non abbia altre spiegazioni.

Ogni volta che si torna a parlre di questo argomento su internet, i commenti non lasciano adito a dubbi. Per la maggior parte dei navigatori, il problema non sarebbe tanto nella carenza di personale qualificato, ma nella carenza di offerte ragionevoli da parte delle aziende.

Condizioni di lavoro precarie

Chi, cercando tra gli annunci di lavoro, ma anche non si è mai imbattuto in aziende che richiedono in chi si candida i requisiti più assurdi, anni e anni di esperienza anche per le posizioni più entry level ("cercasi apprendisti con esperienza")? Provando a proporsi di persona, "c'è la crisi" prova a giustificare un po' di tutto.

Se questo succede per postazioni da impiegato, non ci sarebbe da sorprendersi se in tanti rifiutassero di fare i panettieri o i falegnami per paghe troppo basse per permettersi una vita propria, niente contributi, malattia o ferie, magari sette giorni a settimana. Molto spesso infatti, come in altri settori, le posizioni proposte sono mascherate come prestazioni di lavoro autonomo.

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Alla fine, qualcuno che accetta tali condizioni, italiano o meno, meglio se a nero, si trova comunque e lo si spreme per bene. E per qualche anno, qualche azienda può durare in questo modo, e naturalmente anche arricchirsi.

Che fare allora?

A questo punto, diventa sempre più ragionevole per chi desideri lavorare sodo ma venendo ricompensato per i propri sforzi provarci all'estero. In molti paesi, infatti, concetti come quelli di standard minimi aziendali sono osservati in tutti i contesti lavorativi, e il lavoro (qualificato o meno) viene riconosciuto senza scappatoie varie.

La situazione precaria del lavoro subordinato/dipendente spinge inoltre sempre più italiani a cercare di darsi all'imprenditoria, partendo da una propria idea o un passatempo e cercando di farlo fruttare. Non è una strada facile, ma la difficoltà di trovare alternative e i tanti successi famosi possono motivare i più.

Naturalmente è sempre opportuno prendere con le pinze quello che si sente in televisione, ma la distanza sempre crescente tra le dichiarazioni pubbliche delle istituzioni e la realtà dei fatti che è sotto gli occhi di tutti sta raggiungendo proporzioni senza precedenti.

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Prossimamente parleremo dei vantaggi e degli svantaggi di lavorare in trasferta e all'estero, e vedremo alcune delle figure lavorative "davvero" più richieste sui siti di annunci di lavoro, parlando anche di come fare per provare a trovare la propria strada in questi settori.